Fabrizio De André non era un “bravo cantante”.

Mi trovavo un po’ per caso nel più famoso negozietto di dischi della mia città e visto che ero li, avevo pensato di acquistare legalmente, l’ultimo album di Melendi, Lagrimas Desordenadas, (che consiglio a tutti nell’universo) visto che non era più il caso di ascoltarlo su youtube perché le pubblicità di Maroni che ci sono prima di ogni ascolto sono la cosa più “cacacazzo” del mondo, anche perché di Maroni non mi frega niente, figurarsi di quello che ha fatto nel 2001) quando non ho potuto fare a meno di assistere alla scena più assurda degli ultimi mesi, peggio della partita dell’Inter contro la Fiorentina, dove i toscanacci ci han messo sotto, dando a noi miseri interisti, “una sana, profonda, carnale” (cit.) lezione di calcio.
Il nuovo commesso del negozio, un ragazzino smilzo dai capelli in stile Justin Bieber nell’età della pubertà, infatti si è permesso di dire che Fabrizio De André era un cantante bravino ma niente di che ad una giovane ragazza siciliana (probabilmente della provincia di Catania, almeno quello era l’accento).
Fabrizio De André era un cantante bravino.. Fabrizio De André cantante bravino.. aberrante!
Dire che De André è un bravo cantante è come dire che Maradona era bravo calciatore, o che Leonardo Da Vinci era “uno che sapeva pitturare”, ossia un vero e proprio affronto, uno scempio, quindi dopo aver superato le prime remore, intervengo dando, con fare perentorio e pesante, del “sacrilego” al commesso.
In genere sono uno che si fa i fatti suoi e comunque non avrei mai pensato di intromettermi per una cosa del genere, ma mi son sentito colpito nell’intimo, non potevo stare zitto, sarebbe stato un peccato mortale anche perché innanzitutto De André non era solo un cantante, ma era un cantautore, e comunque è riduttivo anche chiamarlo cosi, visto che è stato molto di più.
Fabrizio nacque a Genova il 18 febbraio del 1940, da una famiglia benestante borghese, iniziò le scuole in un istituto di suore, poi passò alla severa scuola media dei Gesuiti dell’Arecco, a causa dei suoi comportamenti un po’ sopra le righe per i canoni di quella scuola. Ed è proprio qui che si verificò il primo grave episodio della sua vita, perché fu oggetto di molestie sessuali da parte di un sacerdote, Fabrizio a queste molestie reagì con impeto e foga, senza timore, ed il risultato fu che, anziché cacciare dalla scuola il sacerdote molestatore, la direzione pensò bene di allontanare lui!

Fabrizio De André molestato
Durante gli anni giovanili, la sua vita prese una piega un po’ sregolata e contraria alle abitudini della sua famiglia, che in più occasioni aveva tentato di influenzare il suo modo di vivere, divenne amico intimo di Paolo Villaggio, anche lui genovese ed insieme si divertivano vivendo di piccoli lavori saltuari, con gli anni conobbe anche altri personaggi  tra i quali Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli, ed anche grazie a loro si appassionò tanto alla musica leggera, e cominciò a cantare con loro in un locale chiamato “La borsa di Arlecchino”.

E’ del 1968 la canzone che lo ha reso famoso, La Canzone di Marinella, la delicata e triste storia dell’omicidio di una giovane prostituta. I versi sono pieni di poesia e di rispetto per quella giovane vita stroncata e l’amore si fa sentire attraverso la perseveranza dell’uomo che l’ha amata, che continua per anni a cercarla ed a bussare alla sua porta, rifiutando di accettare una morte così prematura e priva di senso.
Dopo il 1968, cominciano a fiorire canzoni sui temi sociali più disparati, riprendendo in parte quello che aveva realizzato Giorgio Gaber con il signor G, scrive “La Storia di un Impiegato”. Si tratta di un impiegato che decide di ribellarsi al sistema che lo opprime, ma rimane individualista, ed egoisticamente non mette in comune la sua ribellione con quella dei suoi colleghi. L’opera venne duramente criticata dai sindacati, e lo stesso De André, dopo averlo pubblicato, espresse il proprio malcontento, pentendosi ,  perché infondo con quell’album si schierò politicamente, utilizzando un linguaggio “oscuro e difficile”, e l’’idea di spiegare alla gente come comportarsi insomma.. non gli piaceva!

Fabrizio De André inoltre scrisse canzoni ispirate alla vita di tutti i giorni prendendo ad esempio personaggi semplici, di quelli che si possono incontrare ovunque come il medico, l’ottico il giudice fino ad arrivare ad argomenti più complicati come la droga, la morte con i suicidi, gli impiccati, i condannati, le prostitute, i soldati, e tanti altri, raccontando con minuzia ed ironia le storie di ognuno di essi, rivelando una cultura ed un acume notevoli e talvolta sorprendenti. Così, si scopre che il giudice ha voluto diventare tale perché era un uomo di piccola statura, canzonato dagli altri, ed ha voluto assumersi il potere di condannare i colpevoli, di costringere il pubblico ad alzarsi in piedi al suo ingresso, di sentirsi chiamare “Vostro onore”. Il medico è diventato tale per vocazione, perché è felice di aiutare il suo prossimo; così, i suoi colleghi gli inviano centinaia di pazienti, tutti squattrinati, mettendolo nelle condizioni di diventare anche lui come i suoi clienti. Ed il medico è costretto, per sopravvivere, a diventare anche lui un truffatore, rinnegando i principi che lo avevano portato alla scelta della sua professione.
Verso la fine degli anni 70, per la precisione ad agosto del 1979, accade un altro episodio rilevante nella vita di De André,  stabilitosi in Sardegna con la sua compagna Dori Ghezzi, diventata molti anni dopo sua moglie, viene rapito insieme a lei dall’”Anonima sequestri” sarda, nelle cui mani i due rimarranno per ben quattro mesi. E’ inconsueto che i sequestratori rapiscano un artista, perché di solito preferiscono gli impresari o i ricchi proprietari terrieri. Ma questo si spiega con le origini familiari di De André, di cui abbiamo parlato più sopra. Infatti, il riscatto, a quanto si sa, viene pagato in gran parte dal padre di Fabrizio.

Fabrizio De André rapito
I due artisti vennero liberati pochi giorni prima di Natale 1979: significativo il commento che Fabrizio rilasciò alla stampa riguardo ai suoi carcerieri («Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai»).
L’esperienza lo portò a scrivere diverse canzoni, raccolte in un album senza titolo pubblicato nel 1981, nel quale tra l’altro si crea un parallelo tra il popolo sardo e quello degli indiani d’America, tutti e due oppressi dai loro colonizzatori. Fabrizio perdonò i suoi carcerieri, considerandoli proletari costretti a vivere in quel modo ed impossibilitati a fare scelte diverse, ma non fece lo stesso con i mandanti, persone economicamente agiate.

Nel 1984, viene pubblicato un album tutto cantato in “lingua” genovese, Creuza De Mà, che in italiano può essere tradotto con “Viottolo di mare”. De André ha compreso l’importanza dei dialetti italiani, che spesso sono una vera e propria lingua con sporadici contatti con l’italiano corrente, e in un’altra occasione si cimenta addirittura con il napoletano (Don Raffaé).
De André ha avuto una vita troppo breve, come è accaduto a tanti altri artisti, visto che  è scomparso l’11 gennaio del 99, a 58 anni. Ma la traccia che ha lasciato è tale che continuerà a vivere nella memoria di tutti per molto tempo, talmente tanto da divenire addirittura leggenda.

Fabrizio De André Dio

Ovviamente non ho raccontato tutto questo alla brutta copia di Justin Bieber e la bella siciliana (che si chiamava Chiara), ma avrei dovuto.

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4 risposte a Fabrizio De André non era un “bravo cantante”.

  1. Matrioska ha detto:

    ma la bella siciliana, la Chiara appunto, si è bevuta ciò che il giovane commesso le diceva??

  2. lunanerame ha detto:

    De Andrè era ed è un grande! Poveri i giovani di oggi che nn possono capire e si devono accontentare dei nuovi “cantanti”

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